I will fall.
Amo, da
sempre, le parole:
giocattoli che nessuno
può rubarmi,
strapparmi, copiare.
Mie,
come mai nulla (nessuno?)
sarà mai.
Sempre lì affianco
e intorno a me.
Con le loro
storie, i loro segreti
e desideri.
Ascoltano i miei sogni
rendendoli
immagini,
trasformano
emozioni
in pensieri
(incoerenti).
Ah! Fossero mie!
Potrei fuggire insieme a loro e
sussurrando
aprire strade nuove,
demolire
vecchi ponti,
spalancare
porte sul futuro.
Non sono, però, un amante fedele,
piuttosto sono
intermittente
come pioggia
marzolina.
E voglio
ridere,
sguaiatamente,
follemente
ma
(sappiatelo) non ci riesco;
Sulle mie
labbra (nei miei occhi)
solo
sogghignare, sbeffeggiare, ironizzare.
Perché
dentro, dove le parole nascono,
è rimasto
solo il vuoto.
Ipnotico,
più dei seni
di una donna procace,
del
corpo di un uomo sensuale,
è attraente
quel vuoto.
Sento il suo canto
parlare una
lingua che non conosco
(peer questo invitante)
in un posto
a me ignoto.
Non mi
rimane che scuotere la testa
(di nuovo)
fingendo che tutto sia grigio,
che i lampi
di colore siano solo
silenzio in
cui rieccheggiano quelle
suadenti
parole:
And I will fall.. ...
.. ...
(Again)
“To most people, if you’re muttering, you might as well be speaking a foreign language. I should know, because in college I took two years of muttering.”
Jarod Kintz

I will fall di Renato Rodriguez è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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