Saturday, December 27, 2014

I will fall

I will fall.

Amo, da sempre, le parole:
giocattoli che nessuno può rubarmi,
strapparmi, copiare.

Mie, come mai nulla (nessuno?)
sarà mai.
Sempre lì affianco
e intorno a me.

Con le loro storie, i loro segreti
e desideri.

Ascoltano i miei sogni
rendendoli immagini,
trasformano emozioni
in pensieri (incoerenti).

Ah! Fossero mie!
Potrei fuggire insieme a loro e
sussurrando aprire strade nuove,
demolire vecchi ponti,
spalancare porte sul futuro.

Non sono, però, un amante fedele,
piuttosto sono intermittente
come pioggia marzolina.

E voglio ridere,
sguaiatamente,
follemente
ma (sappiatelo) non ci riesco;

Sulle mie labbra (nei miei occhi)
solo sogghignare, sbeffeggiare, ironizzare.
Perché dentro, dove le parole nascono,
è rimasto solo il vuoto.

Ipnotico,
più dei seni di una donna procace,
del corpo di un uomo sensuale,
è attraente quel vuoto.

Sento il suo canto
parlare una lingua che non conosco
(peer questo invitante)
in un posto a me ignoto.

Non mi rimane che scuotere la testa
(di nuovo)
fingendo che tutto sia grigio,
che i lampi di colore siano solo
silenzio in cui rieccheggiano quelle
suadenti parole:

And I will fall.. ...
.. ...

(Again)



“To most people, if you’re muttering, you might as well be speaking a foreign language. I should know, because in college I took two years of muttering.” 

Jarod Kintz
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Based on a work at http://sekhrene.blogspot.it/.

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