Confusione.
Parola che detesto:
nasconde incertezza
e orizzonti
ignoti.
Non so chi era:
mai visto.
Nemmeno in fotografia.
Sono parte di lui,
di un suo desiderio,
una sua storia di trentotto anni fa.
Storia di una notte, pomeriggio,
mattinata (ma un "quando" così esatto
non è significante),
della sua passione per una
donna.
Quando uno zigote iniziò
a dividersi,
moltiplicarsi,
differenziarsi.
In questo corpo, questo
spirito,
quest'anima e questo
cervello.
Ho saputo, giorni fa, il suo
cognome:
ho smesso di essere
bastardo al riempirsi
di un vuoto.
Ora, che la sua fine è arrivata,
non so cosa
pensare,
provare, raccontare.
Incertezza,
rammarico
e rimpianto.
Miscela esplosiva.
Non so chi sei,
se mi hai dato altri
ignoti fratelli
o sorelle, se eri
gentile
o piuttosto un bastardo.
Non so quanto il tuo viso
(sono, nello scrivere,
passato, maledetto
incoscio, alla
seconda persona singolare)
richiami il mio,
se il mio carattere
ti suonerebbe famigliare.
Non lo saprò.
Sei fuggito di nuovo,
definitivamente.
Non potrò guardarti
negli occhi
chiedendoti “perché?”
Vorrei dirti di riposare
in pace.
Sei uno sconosciuto,
estraneo,
alieno cui sono indifferente.
Sei, anche, mio padre,
da te l'Y del mio
ventriteesimo paio.
Legame che non
riesco a ignorare,
fingendo sia una
sciocchezza.
Mi mancherai, bastardo,
perché non ho avuto modo
di
chiudere quella porta,
di farti vedere
Cosa hai perso:
nel mio odio,
nel mio dolore,
nella mia tristezza
Sono cresciuto
e persone, poche,
mi hanno scelto come loro
amico e familiare
(in senso lato).
A me.
Che tu hai rifiutato.
Morte di un padre sconosciuto di
Renato Rodriguez è distribuito con Licenza
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