Sunday, February 23, 2014

Mai sarà (sound track: Tears in heaven - Eric Clapton)

Nota introduttiva: I fossili è l'etichetta che racchiude tutto ciò che ho scritto nella mia preistoria, quando facevo le superiori e che ho ritrovato su fogli stampati con una vecchia stampante ad aghi. Ovviamente non sono esattamente come le scrissi, le ho leggermente limate, ma non troppo. 

Ho fatto tutto
in questa vita e niente
per amor tuo.

Sognando mille illusioni,
mille storie di una storia
che non c’è.

E mai sarà.

La tua, la mia.

E per te, per me
castelli e mille inespugnabili fortezze
dominanti esmeraldine valli
e scroscainti cascate
dall’alta, elevata, cima di selvagge
e impervie rupi.

Regni di animi come la roccia
e la neve e l’oro
ho creato.

Mondi lontani
di fuoco, di ghiaccio
e di acqua e di aria
ho conquistato
e i loro infiniti abitanti
sfaccettature di fuggevole realtà,
di sogni evanescenti.

Fragili creature, leggere sorelle
del candido, regale, silenzioso
uccello; scattanti fratelli 
del maculato corridore e
sfuggevoli sorelle dell’agile,
fischiettante solcatore dei mari
ho soggiogato

Mille storie di fate e di elfi,
di magici istanti,
per te ho creato.

Per te, figlio che mai avrò

Eric Clapton - Tears in heaven
Siate sempre molto gentili con i vostri figli, perché saranno loro che un giorno sceglieranno la vostra casa di riposo.

Phyllis Diller

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Tuesday, February 11, 2014

Paragoni: Hunger Games vs Battle Royale (e una cover di Knocking on Heaven's Doors by Guns 'n Roses)

Non so perché lo sto facendo. Davvero.
Ok che siete quattro gatti a leggermi ma è comunque fare pubblicità a un prodotto come Hunger Games.
Ma non riesco a trattenermi. Specie non ora che sto rileggendo Batlle Royale (ehi, avevo detto che lo avrei fatto).
Il paragone tra i due sorge spontaneo (come le domande. In particolare una: perché) non solo per l'argomento (media, autoritarismo, repressione, giovani) ma per come questo viene svolto (la trame è praticamente la stessa).
Eppure le differenze sono enormi. Sarà che i Giapponesi (almeno gli autori seri, quelli che richiamano un po' la vecchia guardia di autori) hanno un visione del mondo non basata sui contrasti bipolari e quindi non ci sono mai buoni definitivamente buoni o cattivi realmente tali. Sarà che quando si dedicano a scrivere manga si sbizzarrivano immaginando futuri distopici riconducibili a distorsioni della politica e della società Giapponese.

Rileggevo Battle Royale e notavo che Hunger Games si scostava ben poco nel tratteggiare il personaggio principale. Poi mi sono reso conto che Shuuya Nahanara è diametralmente opposto a Katniss. Se quest'ultima per tutto il romanzo mi è sembrata in balia degli eventi e dedita a nascondersi in attesa di dare il colpo finale all'ultimo tributo. Nahanara d'altro canto è un'idealista irriducibile che rischia, si pone in gioco in nome della sua ideologia riuscendo a trascinare altri nella sua "follia", e accanto a lui ruotano altri personaggi che hanno una fibra caratteriale e morale di qualche decina di gradini superiore a quella di Catnip. Mimura, Kawada, Noriko.

L'altra cosa che non ho trovato in Hunger Games è la descrizione della violenza, della bassezza cui una persona pronta a sopravvivere è in grado di tirare fuori (mi ricordo il cambio di comportamento del protagonista di 28 days after quando scopre di avere una speranza diventa una belva letale e violenta) che invece permea il manga: doppio gioco, bassezze, inganni, lussuria, stupro (in uno e nell'altro verso, le aggressioni a Yuichiro e Takako sono pesanti da digerire anche nel contesto della storia), paranoia, sadismo (Mitsuko e Kiriyama sono due natural born killers, ognuno però con la propria storia alle spalle a dare loro tridimensionalità). Ironicamente anche l'amo per il fandom ovvero la storia d'amore Katniss e Peetah è debole se paragonata al romanticismo tragico della coppia Sakura/Kazuhiko e il loro suicidio.

Rimane il finale. Anche qui deo gratias che c'è qualcuno che si rende conto che il lieto fine non deve essere sempre netto. I due sopravissuti sono traumatizzati, riescono a fuggire ma sono costretti all'esilio e non sappiamo se ce la faranno o meno con il loro progetto antigovernativo.

L'unica cosa che ci viene detta (la vediamo) è che hanno eliminato il militare bastardo che dirigeva quella sessione del gioco. Non sappiamo altro.

Inutile che racconti il finale di Hunger Games. Tanto basta dire "lieto fine american style" per dire tutto.

E come promesso la cover. Perché una cover? Perché per avere successo e farsi notare deve (almeno un tempo doveva) avere una propria personalità ed essere stilisticamente al livello dell'originale.
Hunger games? Una pessima cover di Battle Royale. 

Knocking on heaven's door - Guns 'n Roses
La società di massa non vuole cultura, ma svago.

Hannah Arendt, La crisi della cultura, 1961



Friday, February 7, 2014

Per costruire (e.. un singolo da Queen Jazz)

Amico mio,
che disegnavi e ora parli,
siamo qui io e te.

Strade parallele e
vite divergenti (le nostre),
(ma) intimamente intrecciate.

Come il bianco
con il nero.

Buffo, non trovo 
parole diverse
da contrasti se penso
a questi anni.

A quelli che verranno.

Qui. Io. Te.

Sorrido.
Tu sei immagini,
colori, luci e sfumature,
ombre e prospettive.

Io scrittura, parole,
verbi, aggettivi,
dialoghi e didascalie.

Rido sommessamente,
con il cuore leggero,
perché siamo qui.

Io, tu.
uomini che si conobbero
poco più che ragazzini

Le emozioni di allora?

(ragnatele di parole criptiche,
di colori e prospettive oscure)

Sono ora mezzo
per costruire.

More of that jazz
La cultura non si eredita, si conquista.

André Malraux, Omaggio alla Grecia
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Wednesday, February 5, 2014

Ricordo di una canzone (e un link a una dei The Queen)

Anni fa ascoltai
quelle parole
e la musica che le completava.

Vent'anni dopo
il mio cuore trema ancora
al suono di quella voce.

Unica,
istrionica,
ferita, sofferente,
e vibrante.

Mi guardo allo specchio:
Venti anni.
E provo emozioni

Che furono.
Eppure la nostalgia
che le colora mi lascia
uno strano tepore nel cuore.

E volano parole
semplici:
desiderio (volontà?)
di sorridere

E non di sghignazzare,
di confortare piuttosto
che ferire.

Ovvero di lottare
e non sognare.
Perché è questa la strada.
The Show Must Go On
Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone. 

Stephen King, La canzone di Susannah, 2004

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Sunday, February 2, 2014

Philomena

Qui al paesello c'è un solo cinema. Ogni tanto mettono un film. Se va male ti becchi il cine panettone o film block buster o la commedia italiana di Checco Zalone.

Ma (sospetto perché il cinema ospita anche pieces teatrali) ogni tanto passano anche il fenomeno culturale del momento. A suo tempo fu La Grande Bellezza di Sorrentino.

Questa volta il film d'essay messo in onda è stato questa commedia di Stephen Frears.

Confesserò che voglio guardarlo in lingua originale. Per capire quanto mi sono perso della recitazione dei due attori (i quali contano comunque su un'espressività facciale da veri e navigati professionisti).

Mi sfugge però tutto il clamore e la marea di premi (ribadisco che voglio vederlo in originale per giudicare i due attori).

E' una commedia. E nel campo ne ho viste di molto più brillanti.

E' ispirato a una storia vera. Ma manca di coraggio nel raccontarla.

Sia chiaro rispetto alla media cinematografica è un gradino sopra. Un gradino. Non diversi gradini.

Ho già detto (criticando Sherlock) che ho un palato iper viziato. E che al sentir parlare di nomination a questo festival e a quell'altro le mie aspettative salgono, e tanto.

E' un film piacevole, ma è semplicemente una commedia senza lieto fine (deo gratias, anche se questo è dovuto all'essere ispirato a una storia vera) con due bravissimi attori.

Queer Lion? Perché il figlio cercato è omosessuale (e si finge di ignorare i pregiudizi della simpatica madre che afferma di sapere che suo figlio era omosessuale in quanto da piccino era sensibile e che probabilmente si era infettato di HIV perché alcuni omosessuali non usano il preservativo perché dicono riducano il piacere)?

Miglior sceneggiatura? Ok. Su questo non mi esprimo. Non sono un esperto in materia. Quindi ci sta tutto.

Per il resto è un film che sembra ossannato più perché non osa e mantiene un livello di narrazione buonista (pardon mi dicono che debba parlare di rappresentazione di carità cristiana) nel raccontare la storia di una tragica ingiustizia.

E l'ingiustizia si perde nel confronto umoristico tra il giornalista snob e la donnina appasionata di romanzetti rosa di bassa lega, nel battibeccare tra la cattolicissima Philomena e l'ateo Sixsmith, e in quell'aurea di buonismo che sa tanto di "non vogliamo offendere troppo i cattolici perché se no battono il piedino e frigneranno ancora di più di quanto non facciano già".


(E ovviamente i cattolici hanno piagnuccolato per l'ennesimo attacco al cattolicesimo).

Se questo era un attacco alla Chiesa Cattolica il film The Priest (sempre prodotto da Harvey Weinstein) cos'era una bomba nucleare di critica?

Con la storia che raccontava il potenziale critico di questo film era immenso. Invece la carognata delle suore (bastarde fino all'ultimo. e non perché suore cattoliche ma perché quello che fanno è umanamente ripugnante) passa in secondo piano, una piccola spina di cui la protagonista si disfà perdonando (anche se poi permette la pubblicazione del libro sulla sua storia al giornalista).

Potenziale sprecato. 

Comunque sia un bel filmetto. Da vedere. 

(Il film mi è piaciuto. Immaginate cosa mi viene fuori quando un film mi fa schifo) 


La colonna sonora questa volta non c'azzecca nulla (non proprio. Visto che ritengo il film carico di buonismo mieloso cosa meglio di Total Eclipse of My Heart di Bonnie?):

Total Eclipse of The Heart


Da dove viene quest'idea che il parto sia un miracolo? Mi sono perso quella fottuta riunione, ok? "È un miracolo, il parto è un miracolo!" No, non lo è. Non è un miracolo più di mangiare del cibo ed espellere uno stronzo dal culo, ok?
Bill Hicks, Revelations, 1993