Qui al paesello c'è un solo cinema. Ogni tanto mettono un film. Se va male ti becchi il cine panettone o film block buster o la commedia italiana di Checco Zalone.
Ma (sospetto perché il cinema ospita anche pieces teatrali) ogni tanto passano anche il fenomeno culturale del momento. A suo tempo fu La Grande Bellezza di Sorrentino.
Questa volta il film d'essay messo in onda è stato questa commedia di Stephen Frears.
Confesserò che voglio guardarlo in lingua originale. Per capire quanto mi sono perso della recitazione dei due attori (i quali contano comunque su un'espressività facciale da veri e navigati professionisti).
Mi sfugge però tutto il clamore e la marea di premi (ribadisco che voglio vederlo in originale per giudicare i due attori).
E' una commedia. E nel campo ne ho viste di molto più brillanti.
E' ispirato a una storia vera. Ma manca di coraggio nel raccontarla.
Sia chiaro rispetto alla media cinematografica è un gradino sopra. Un gradino. Non diversi gradini.
Ho già detto (criticando Sherlock) che ho un palato iper viziato. E che al sentir parlare di nomination a questo festival e a quell'altro le mie aspettative salgono, e tanto.
E' un film piacevole, ma è semplicemente una commedia senza lieto fine (deo gratias, anche se questo è dovuto all'essere ispirato a una storia vera) con due bravissimi attori.
Queer Lion? Perché il figlio cercato è omosessuale (e si finge di ignorare i pregiudizi della simpatica madre che afferma di sapere che suo figlio era omosessuale in quanto da piccino era sensibile e che probabilmente si era infettato di HIV perché alcuni omosessuali non usano il preservativo perché dicono riducano il piacere)?
Miglior sceneggiatura? Ok. Su questo non mi esprimo. Non sono un esperto in materia. Quindi ci sta tutto.
Per il resto è un film che sembra ossannato più perché non osa e mantiene un livello di narrazione buonista (pardon mi dicono che debba parlare di rappresentazione di carità cristiana) nel raccontare la storia di una tragica ingiustizia.
E l'ingiustizia si perde nel confronto umoristico tra il giornalista snob e la donnina appasionata di romanzetti rosa di bassa lega, nel battibeccare tra la cattolicissima Philomena e l'ateo Sixsmith, e in quell'aurea di buonismo che sa tanto di "non vogliamo offendere troppo i cattolici perché se no battono il piedino e frigneranno ancora di più di quanto non facciano già".
(E ovviamente i cattolici hanno piagnuccolato per l'ennesimo attacco al cattolicesimo).
Se questo era un attacco alla Chiesa Cattolica il film The Priest (sempre prodotto da Harvey Weinstein) cos'era una bomba nucleare di critica?
Con la storia che raccontava il potenziale critico di questo film era immenso. Invece la carognata delle suore (bastarde fino all'ultimo. e non perché suore cattoliche ma perché quello che fanno è umanamente ripugnante) passa in secondo piano, una piccola spina di cui la protagonista si disfà perdonando (anche se poi permette la pubblicazione del libro sulla sua storia al giornalista).
Potenziale sprecato.
Comunque sia un bel filmetto. Da vedere.
(Il film mi è piaciuto. Immaginate cosa mi viene fuori quando un film mi fa schifo)
La colonna sonora questa volta non c'azzecca nulla (non proprio. Visto che ritengo il film carico di buonismo mieloso cosa meglio di Total Eclipse of My Heart di Bonnie?):
Total Eclipse of The Heart
Da dove viene quest'idea che il parto sia un miracolo? Mi sono perso quella fottuta riunione, ok? "È un miracolo, il parto è un miracolo!" No, non lo è. Non è un miracolo più di mangiare del cibo ed espellere uno stronzo dal culo, ok?
Bill Hicks, Revelations, 1993