Sunday, January 26, 2014

Alice (e un video di Marylin Manson)

Sono Alice 
nel paese delle meraviglie,
mondo a me ignoto

Uomini come sogni,

animali come idee,
idee come spazzatura.

E danzo alla luce

di un autunno malato,
tiepido.

Scendono foglie arancioni

e vedo il fuoco accendersi
e saettare verso l'alto
in cerca delle stelle che lo originarono.

E alla mia vista

non v'è più il bianconiglio
fagocitato da un trono falso
come i sentimenti
che nascono tra pieghe ignote dell'etere.

E le vedo,

all'assalto armate,
sbaruffare le carte di cuori.
Ahimè la regina non avrà le sue teste,
e Alice non vedrà più l'ottava casella
e eterna pedina rimarrà.

Scacco matto.


Il video vince,

la favola muore,
ed essa segue il rimare.

E io sono ancora Alice,

senza lo specchio,
senza stregatto.

Sweet dreams (Marylin Manson cover)
Sapeva che sarebbe stato sufficiente aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà senza fantasia degli adulti.
Lewis Carrol, Alice in wonderland
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Saturday, January 25, 2014

Hunger games

Volevo scrivere tutt'altro, ma aver pagato 13 euro per questo "libro" mi costringe a ricavarne una qualche forma di soddisfazione.

Ammetto la mia colpa: ho schivato il film come la peste per due motivi; il primo?Il cast fatto di giovani uomini e donne decisamenti attraenti; il secondo?Troppo successo.

Sono restio (dannato snobbismo da pseudo intellettuale) a tutto ciò che fa furore e attira mandrie di fanatiche e fanatici che dopo un po' cominciano a suonarsele di santa ragione non per la trama ma su quale debba essere la coppia che si accopp(i)a.

Tredici euro. Ed è pure bollato come best seller!Appare persino nella collana degli oscar mondadori insieme a nomi quali Douglas Adams (Guida galattica per autostoppisti), Isaac Asimov (no va be' inutile che metta un Suo titolo, tutti sappiamo chi sia questo autore), George R.R. Martin (Game of thrones).

Suzanne Collins cosa ci indovina con nomi del genere? Ma anche con nomi semplicemente commerciali quali Grisham o Dan Brown? 

Sarà l'idea, la storia che racconta. No, gruppo di giovanissimi lanciati al massacro?Deja vù. Ma certo Battle Royale di Koushun Takami e parliamo del lontano 1997.

Riprovo a cercare qualcosa. Magari la Collins usa qualcosa, un protagonista magari che si distingue?Katniss sembra esserlo: una ragazza indipendente, forte, autonoma. 
Eppure stona sin dai primi paragrafi. Non capisco perché fino a che non arrivo alle ultime pagine. 
Quando lei ha il dovuto traccollo psicologico che ogni donna che si meriti prima o poi ha e che permette al coprotagonista maschile di mostrarsi in tutta la sua forte virilità, abbracciarla e infine prometterle che la porterà a casa.

Quindi nemmeno la protagonista eccelle. 
Il modo in cui narra la storia?Battle Royale è crudo, dannatamente. Ogni morale viene spazzata via, non ci sono buoni (Katniss e Peetah), non ci sono cattivi (i Favoriti) ci sono solo giovanissimi pronti a tutto pur di soppravivere (ricordo vedove nere che seducevano e avvelenavano, psicopatici la cui sete di sangue saliva con una velocità allarmante). Ricordo il manga (non ho letto il racconto originario) come una delle cose più agghiaccianti che abbia mai letto.


Magari è il (pseudo)finale. Anche lì rimango deluso perché (magia!) anche in Hunger games si salva una coppia di partecipanti.

In altre parole: un'idea non originale (ma questo è comune) potenzialmente esplosiva, con una protagonista (ed è dai tempi di Ermione Granger che non vedo una protagonista o coprotagonista essere una donna forte che non ha bisogno del suo crollo psicologico salva "virilità"), ma che si brucia in un fan service di bassa lega persino per un'opera iper commerciale come questa.

E dov'è l'esca per il fandom? Ovviamente nel mantenere in attesa le lettrici ed i lettori non di sapere che cosa farà Catnip e come reagirà Capitol City al suo azzardo ma il fraintendimento finale (accuratamente costruito) con Peetah (quando sono da soli e si baciano speravo almeno nella scena di sesso disperato, passionale e istintivo. Ma no nemmeno quello!) un fraintendimento talmente insensato e labile da lasciarmi a bocca aperta.

Non si può nemmeno dire (come invece si poteva fare con quel genio di Ron Weasley) che Peetah è stupido e non capisce l'ovvio perché c'è proprio una forzatura nello sviluppo di questa trama per solletticcare il pettegolo e la pettegola che si nascondono nei/nelle lettori/lettrici. Ovvero tittillare il fandom (che immagino diviso in Team Peetah e Team Gale, più altri team più o meno credibili tipo Team Effie o Team Gatto di Primrose) fino all'ovvia conclusione (tirando ad indovinare: Katnip diventa una leader rivoluzionaria insieme a Peetah e Gale, un po' gigoneggia tra i due, ma in modo casto sia mai una protagonista femminile usi i maschi per pura soddisfazione personale, eh no le protagoniste devono avere sempre un movente sentimentale per fare sesso. Dicevo lei gigioneggia, tutti insieme vincono la rivolta e lei impalma il buon Peetah che piccino lui era innamorato di lei da quando aveva cinque miserrimi anni).

Hunger games credo rientri nella fascia "young adults" come lo era Harry Potter. Ma pur essendo nel commerciale  siamo ad anni luce di distanza per stile, originalità nel trattare un argomento usato ed abusato, complessità della trama, caratterizzazione dei personaggi, stile narrativo.

In altre parole ho sprecato ben 13 dannatissimi euro per nulla.

La singolarità vera e nuova, l'originalità, non è cosa che si procacci di fuori; si ha dentro o non si ha; e chi l'ha veramente non sa neppure d'averla e la manifesta con la maggiore semplicità.Luigi Pirandello, La camminante, 1906

Friday, January 24, 2014

Non ho un cuore di metallo (e un pezzo di ehmm... Lady Gaga)

Canzoni d’amore.
Rullare di piatti e batterie,
vibrare di bassi e chitarre.

Vorrei avere un cuore realmente di metallo.

Ogni nota delle ballate mi ricorda i tuoi occhi,
in cui mi sono perso
(dopo aver incrociato il tuo sorriso).

Non so chi sei.

Note che seguono parole di ingenuo sentimento,
i miei pensieri vagano alle tue labbra,
al mio chiudermi in me stesso
per non scoprire il mio cuore al suono della tua voce.

Sorrido mentre discutiamo di banalità,
e vorrei toccare le tue guance,
sfiorare la tua nuca con un bacio timido e leggero.

Non so chi sei.

Abbiamo, oggi, parlato per la prima volta.
E sono qui, a leggere poesie musicate
che parlano di amore.

Vorrei ridere per la follia del guardarti
(con desiderio e vana speranza),
riesco solo a sorridere, dal cuore.

Troppi anni tra di noi, troppe differenze.

Ma vederti rallegra le mie giornate,
scaccia la malinconia e l’insicurezza,
e posso sognare, di nuovo.

Non ho un cuore di metallo,
le ginocchia mi tremano,
lo stomaco borbotta,
al solo pensiero che forse mi stai guardando.

No, non dirò quelle parole.
Perché sei un ricordo futuro,
un desiderio presente,

Vorrei scrivere per te,
declamare per te,
cantare per te,
stringerti a me,
prenderti per mano e dirti

“proviamo, e sia quel che sia”

E’ un sogno a occhi aperti,
ma il cuore non soffre,
e sono sereno anche nel sapere
che domani ti parlerò come fossi solo un collega,
un amico e non l’oggetto delle mie fantasie.

Bad Romance
Innamorarsi è dar vita a una religione il cui dio è fallibile. Jorge Luis Borges, Nove saggi danteschi, 1982
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Wednesday, January 22, 2014

Di sogni e di ricordi (parte prima, revised)

"Rammollito di un portoricano in piedi!!!"

Le parole, in spagnolo, furono seguite da un'esplosione di luce dovute a due braccia che energicamente scostavano le tende della finestra.

Mark grugnì e si rigirò nel letto cercando disperatamente il confortevole schermo di un cuscino ma non fece in tempo; le sue braccia era quasi sul  loro obiettivo che le coperte volarono via, allontanate dalla stessa furia che poco prima aveva cacciato via la dolce penombra in cui lui si stava cullando.

Rassegnato (e borbottando) il moretto si girò, gli occhi fissi su quelli neri che lo guardavano severi e protettivi, e parlò con voce volutamente biasciccante.

"Nooo. Non ora. ancora due ore, no dieci giorni, ti prego"

L'altro ragazzo sedette sul letto, fece spallucce e, sghignazzando divertito, rispose: "Ti avevo avvertito. Mai provocarmi. Ti ridurrò sempre ad uno straccio..."

Una sfida. Lampante. La sua resistenza e resiliensa non erano in discussione. Questo era inconcepibile. Non aveva altra scelta che prenderla di petto dimostrando come un cuscino fosse un'arma efficace in mani esperte.

Uno scatto e il cuscino iniziò a bersagliare la malevola sveglia umana con colpi veloci e accurati.

Ma il suo bersaglio,  dopo qualche colpo andato a segno, con un braccio (dalla carnagione olivastra) lo spinse sul letto, bloccandolo e sovrastandolo.  

Mark poggiò una mano sul petto del suo avversario, seguendo con le dita le linee di muscoli che conosceva a memoria.

L'altro ragazzo sorrise e gli mise una mano tra i capelli gioccherellandoci affettuosamente.

Quel gesto fece decidere Mark che senza una parola chiuse gli occhi, socchiuse leggermente le labbra e con un gesto deciso avvicino il suo viso a quello che desiderava  coinvolgendolo in un bacio appassionato e combattivo.

Il suo compagno rispose veloce a quel richiamo sciogliendosi nel bacio e lottando con lui: nessuno dei due era abituato a soccombere e non sarebbe successo nemmeno questa volta.

Così le loro labbra si toccarono, le bocche si aprirono, richiusero intrappolarono le labbra e la lingua dell'altro.

Mark voleva di più, la vittoria doveva essere sua,  quindi con un colpo di reni  Mark rovesciò la situazione finendo per sovrastare il suo amante.

A quel punto si staccò dal bacio (gesto accolto da un brontolio di disaprovazione), accarezzò il volto davanti a lui e si adagiò pogiando la testa sul petto sotto di lui.

"Cinque minuti Luis. Solo altri cinque minuti... " sussurrò stringendosi  il più possibile a quel corpo al cui contatto riusciva a rilassarsi,

Il ragazzo di nome Luis continuò (per tutta risposta) ad accarezzargli i capelli e lo cinse con l'altro braccio stringendolo in un abbraccio fortissimo. Contemporaneamente gli diede un bacio sulla testa.

"Per sempre Mark, se solo lo vorrai potrà essere così per sempre..."


[Nota.Pezzo  scritto anni fa. Ero decisamente grezzo. La vena simil romantica però mi è rimasta.]

Solo l'amore inappagato è davvero romantico.Javier Bardem, in Vicky Cristina Barcelona, 2008

Wednesday, January 15, 2014

Un salto nel passato (e l'apertura dell'angolo della fan fiction)

Nota iniziale: l'etichetta "fan-fiction" raggrupperà quello che riuscirò a ritrovare dei miei primi veri tentativi di scrivere.

Per me è un tuffo nel passato e ai miti di quando ero giovanissimo e poi non così tanto giovane. 

Ho ricordi piacevoli legati a molti di quei pezzi, mi divertivo a scrivere specie quando lo facevo per il play by forum su gli X-Men messo sù da altri appassionati delle storie e dell'universo narrativo creato da Stan Lee ma sviluppato e portato a gloria da Chris Claremont.

Alcuni brani sono con personagi che creai io (il quasi omnipotente e ricchissimo Alan McKenzie, il silenzioso e sull'orlo della psicopatia Mark Cortez, la dolce ed inquietante intelligenza artificiale Lil), in altri narro le mosse di personaggi presi a prestito dalla Marvel (Autumn, Pete Wisdom, Madison Jeffries).

Ovviamente non ci sarà un ordine cronologico, e non saranno moltissimi questi brani. 


Ma ci sono legato, moltissimo. Perché furono un banco di prova, la prima volta in assoluto che mi misi in gioco scrivendo per essere letto non solo dal mio amico immaginario (invero ne ho tanti, ma devo decidere se sono solo un problema di personalità multipla del mio amico immaginario più fedele).

Milords, gentlemen, ladies of the hellfire club I give you Jean Grey our Black QueenUncanny X-Men   

Un puzzle?

Ho visto un puzzle.

Ho perso il conto dei suoi pezzi,
e non trovo ragione per cercare
incastri invisibili,
differenze sottili.
Per continuare quella routine,
(tlac, tlac, tlac)
con cui componevo un arazzo
lungo una vita:

la mia.

Angoli smussati, spigoli,
colori sfumanti
in una strada
che solletica angoli 
remoti del mio cuore
ricchi di polvere e ragnatele.

Sbadiglio,
tentenno, 
e impaurito lo guardo 
ancora (e di nuovo).

E ancora una volta:

La mia vita
(Ne)/i/(n) pezzi.

Vivere nel passato è un’attività stupida e solitaria. Guardarsi indietro fa male ai muscoli del collo, ti fa sbattere contro la gente impedendoti di andare diritta per la tua strada.Edna Ferber, A Kind of Magic, 1963
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Tuesday, January 14, 2014

His last vow (ovvero come ti distruggono, con classe, un telefilm)

A suon di guardare telefilm e film passando dal trash (che adoro) alle produzioni di nicchia (ma non troppo, va bene fingere di avere cultura, ma il troppo storpia) sono diventato difficile: certo un episodio pilota o dei primi episodi possono farmi innamorare di un telefilm ma perché io le rimanga fedele fino alla conclusione ce ne vuole.

Per dirla tutta ad oggi ho seguito fino alla fine tre serie televisive: Scrubs (tra l'altro pessimo finale), The Hour, Buffy the vampire slayer (unica serie con due finali).

Quattro anni fa scoprii Sherlock, per puro caso (non sono un'amante di Doyle e non sono rimasto affascinato da questo investigatore nemmeno quando interpretato da quella faccia di schiaffi di Robert Downey Jr), su consiglio di un amico ben più critico di me riguardo a quello che passa in televisione o al cinema. 

Ebbene è stato amore a prima vista.

Una sceneggiatura incalzante, due attori scelti in modo tale da essere complementari, dei comprimari non piatti ma recitati da ottimi caratteristi, i personaggi scolpiti in modo dettagliato, trovate di regia accattivante e una storia principale accennata negli episodi in modo elegante senza diventare soffocante o troppo effimera e, ciliegina sulla torta, per i ruoli di Moriarty e Irene Adler vengono scelti due attori che sono gli unici in grado di reggere il confronto con lo spumeggiante Cumberbatch. E non solo, la loro caratterizzazione è affascinante, specie La Donna, Irene Adler, è un personaggio femminile che dovrebbe fare scuola (è forte, è dominante, è femminile, è sensuale, è appassionata, è arguta e intelligente), e Moriarty è inquietante ma calamita su di sè l'attenzione e la sua follia è un contraltare a quella di Sherlock.

Insomma una serie televisiva come poche. E infatti vince subito un fandom (seguito) enorme e quasi inquietante (alla fine del terzo episodio hanno letteralmente mandato in overflow Tumblr per cinque minuti). 

Ma... (oramai dovreste saperlo, a un certo punto infilo sempre un gigantesco ma.. ...)

Non sono un critico esperto questo va detto. Ma so mettere da parte il fanatico dentro di me e vedere quando un prodotto perde il suo quid iniziale. Sia chiaro che non intendo in alcun modo parlare del "salto dello squalo": per quanto di minor livello e tenore rispetto alle altre due la terza stagione di Sherlock rimane un prodotto di qualità difficile da trovare.

Andando al sodo direi che il primo passo è la storia principale: ammetto che mi sono sfuggiti gli accenni a Magnussen nella prima e seconda puntata (mentre nella prima stagione e nella seconda era palese chi era il reale antagonista), il secondo è l'argomento portante (ma messo in sottotesto) che nella prima stagione è il formarsi del rapporto tra due sociopatici (Watson è sociopatico: è dipendente dall'adrenalina e non riesce a reinserirsi in una vita normale dopo il congedo) e quanto questo rapporto li influenzi vicendevolmente. La seconda stagione? E' ovvio: Moriarty come specchio distorto di Sherlock (ovvero come sarebbe il detective se non avesse delle remore etiche).

Storia e sottotesto sono lo scheletro su cui poi si innestano altre componenti (l'incontro con La Donna ed il suo effetto su Sherlock, il tentativo di trovare una compagna di Watson, l'invidia e il rancore di Anderson e Donovan, il tutto gestito in modo così abile da Moffat e Gatiss da avere creato un mito di Sherlock paralllelo a quello già esistente, un fenomeno con una sua autonomia. Cosa non da tutti. Assolutamente.

In riassunto due stagioni di alta caratura. Cui (per impegni di Freeman e Cumberbatch) segue una pausa di due anni, intervallo che segue ad un finale da cardio palma: la presunta morte di Sherlock Holmes. 

Moffat e Gatiss a questo punto dimostrano di essere anche abilissimi nel social marketing, nei mesi giocano con le attese dei fan, creano un'attesa sempre crescente, tengono il fandom concentrato, accennano, smentiscono, anticipano, ritrattano, giocano sulla passione delle fan per gli accenni omoerotici (sì, quegli accenni sono più a favore del pubblico femminile che di quello omosessuale, sorprendente vero?).

In questo modo si arriva alla terza stagione, alla prima puntata The empty hearse in cui i due scrittori prendono per i fondelli i seguaci dimostrando che le idee dei fan per quanto possano sembrare fighe una volta messe in atto sono semplicemente oscene, Si tolgono anche un sassolino dalla scarpa con quel "everybody critics" finale di Sherlock ad Anderson.

Ma guardando attentamente continua il social marketing: Moffat e Gatiss regalano ai fan alcuni contentini sapientemente scelti: i due baci di Sherlock che soddisfano sia le fan che avranno digitato migliaia di battute sulla coppia Sherlock/Molly che quelle che lo avranno fatto per la coppia Sherlock/Moriarty, ed infine (è qui il colpo di genio dei due autori) nello studio di Anderson tra i mille fogli appesi un disegno del Tardis. Risultato? Fan deliranti perché convinti che i due autori li leggano e li considerino in modo personale arrivando a leggere le loro teorie.

Fin qui quasi tutto bene, anche perché gli sceneggiatori intelligentemente non danno una spiegazione a come Sherlock sia sopravissuto alla caduta dal tetto dell'ospedale. 

Eppure di Magnussen mi sfugge quando venga citato, il fandom mi viene in aiuto affermando che ad un certo punto durante una trasmissione televisiva in un posto dove erano Sherlock e Watson passa una notizia sulla commissione che dovrà parlare proprio del suddetto antagonista. (Va bene immettere una trama principale in modo non invadente e con delicatezza... ...)

Nella seconda puntata l'altro accenno è l'improvvisa infatuazione del nostro eroe per la procace mora, di nuovo mi era sfuggito (succede, ho un neurone che ama prendersi pause).

Nella terza puntata compare l'antagonista.  Anche qua un colpo di classe la scelta dell'attore e la caratterizzazione, però il personaggio rimane in secondo piano, più che un antagonista sembra una sorta di accidente con lo scopo di permettere lo sviluppo del sottotesto (che sarebbe la crescita umana di Sherlock come suo handicapp? O la passione di Watson per persone pericolose [signora Hudson, davvero? La cannabis?]? Il ricomporsi del sodalizio fraterno tra i due investigatori nonostante il fingere la propria morte per due anni? Devo ancora capirlo il sottotesto) e della trama di Mary, oppure di permettere l'introduzione del mind palace (gran pezzo registico).

Ed infine il finale. Doppio cliffhanger: Sherlock che uccide per rispettare il suo voto (io direi più per accontentare le fan della coppia Sherlock/Watson) e il viso di Moriarty finale.

Fan service. Perché diciamocelo chiaro e tondo la puntata di mezzo era noiosa (davvero, ho sbadigliato, sbadigliato) con delle brillanti uscite umoristiche, e la risoluzione del caso priva di appeal, e ugualmente la terza puntata scorre lenta, ferraginosa, senza mordente, una bellissima confezione priva di qualsiasi contenuto.

Confezione. Fatta con una perizia e maestria ammirabili. Ma priva di altro contenuto che il fan service.

Quello che ho visto non è lo Sherlock delle prime due stagioni, ma semplicemente uno stallone vincente che viene sfruttato in qualsiasi modo possibile.

Tra la prima e la seconda stagione e quest'ultima e la terza non vedevo l'ora che la serie riprendesse perché attendevo le storie di Sherlock Holmes e non la risoluzione del cliff-hanger.

Perché dovrei attendere una quarta stagione? Dopo una stagione che è vuota? E che è fatta semplicemente 
per sfruttare un successo mondiale? Una stagione riempita di fan service che solo i fanatici più estremi possono prendere per "considerazione e quasi interazione con noi" da parte degli scrittori e produttori? 

No grazie. Una serie che per tenersi i fan in attesa della successiva stagione non fa affidamento sulla storia ma sulle ipotesi che i seguaci faranno per spiegarsi l'inattesa rivelazione finale per me è una serie che non seguirò.

Prevedo mesi e mesi di Moffat e Gattis che fanno social marketing (ma che trolling e trolling, questi due manipolano il fandom a loro piacimento) tittillando i pruriti del fandom.

A questo punto la mollo. Prima che mi venga la nausea ed elimini anche le prime due stagioni dal mio archivio.

Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca col fondo trasparente.Wilson Mizner, in Alva Johnson, The Legendary Mizners, 1953

Friday, January 10, 2014

Definizioni

Poesie (poesia):
versi, rime, strofe,
canti, poemi, stanze,
ballate

E sonetti, liriche,
giochi di parole, retorica,
sofismi che danzano con l’irrazionale.

Chiare acque contro criptiche spine.

Metafore, paragoni, similitudini,
sogni o realtà che si ringhiano contro per
critiche o applausi.

Poesia,
che danza nuda, felice ed ignara
del nostro discutere su di lei.

Parole che, sorridendo maliziose,
toccano leggere questo e schiaffeggiano quello
(snobbano quell’altro).

Poesia, parole al vento,
ossi di seppia,
canti, operette morali,
canto deperibile di uomini e donne
il cui ego richiede
un pubblico feroce
nell’amore come nell’odio.
Se la poesia non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure.John Keats, Lettera a John Taylor, 1818

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Thursday, January 9, 2014

Motivazioni

Non scrivo per te,
non uso le parole per qualcuno
nè tanto meno per narcisitico
piacere nei sentimenti
che le forgiano.

Scrivo per me stesso,
per la mia passione in questa strana
forma di espressione
che si alimenta di me,
il mio vissuto
e le mie emozioni.

Parole che non sono (forse) riflesso
di nulla se non dei miei occhi
(stanchi e arrossati),
del mio vissuto (che rifiuta di morire).

E' di me che parlo,
delle ombre nei miei ricordi,
di volti fermi in giorni passati,
in luoghi che ritornano
solo nei miei sogni.

Perciò eccomi (di nuovo)
su una tastiera in cerca
di brevi frasi
a dire quello che il mio cuore
sente e della mia anima
e delle mie emozioni.


Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio.Martin Amis, Territori londinesi, 1991

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Wednesday, January 8, 2014

Giochi spensierati (un ricordo indelebile)

Ho visto.. ...
ho visto un ricordo
in un bambino.

Ho sentito
l'innocenza
in una risata.

Mai
dolore più
forte:

Per ricordi.

Di giorni soleggiati,
di mani gentili
e curiose,

Di occhi allegri,
e vivaci,
di parole gentili

Di giochi
spensierati e
una voce paziente.

Ed i suoi sussurri.

In notti stellate,
con mani
invadenti,

Con occhi
inquieti,
e circospetti,

Per giochi
proibiti,
sepolti nell'oblio

Di un segreto imposto.

Ricordo: distorsione del passato.Charles Régismanset, Nuove contraddizioni, 1939

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Notturno turbolento

Ricordo un natale
(forse un capodanno):
Finivano i favolosi settanta
iniziavano i ruggenti ottanta.

Nella mia memoria? Una strada buia,
una porta troppo sottile per essere sicura,
una mano che regge la mia mentre camminiamo
nell’oscurità di una notte tropicale.

Non so ripetere pensieri o emozioni di quella serata,
di quando mi fu fatto un dono:
una vita più fortunata.
(Così mi è stato detto)

Guardo indietro a quel giorno,
vedo due bambini più grandi di me:
un ragazzino ed una ragazzina,
curiosi di quel marmocchio che entra nella loro casa.

Vorrei sapere (forse no) cosa provai,
cosa sentii quando Lei
chiuse la porta dietro a sè.

Capire i suoi sentimenti
nel lasciarmi lì,lontano da lei,
dal suo alcolizzato marito,
dai due altri figli (fratelli che mai ho conosciuto),
nell’abbandonarmi.

Dubbi, desideri e paure che si mischiano
a ricordi lasciando solo confusione e domande.
(E la sensazione di fallimento,
di aver sbagliato nell’essere stato un embrione testardo
di essere cresciuto nove mesi di troppo
di aver desiderato vedere la luce).

Ricordo una serata tropicale,
una porta che si apre,
un peluche donato,
due sorrisi gentili,
e una porta che si chiude lasciando dietro
il passato (il frutto di un errore?)
un fardello troppo pesante,
l’ostacolo (il bersaglio?) per un marito violento.

Memorie. Che non vogliono morire,
si radicano mentre il futuro si dipana
davanti ai miei occhi.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.George Gordon Byron, Marin Faliero doge di Venezia, 1821

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Usare (di sesso e di persone)


Arrendersi.

A pensieri che corrono in (disperata) ricerca
di un rifugio, un posto dove nascondersi, 
dove non sentire

quelle mani che ti toccano,
quel corpo che ti opprime,
le tue mani che lo esplorano,
le tue labbra che rifiutano (l’intimità di) un bacio.

Sai che è tradimento,
e il tuo cuore perderà un altro pezzo quando lo saluterai,
senza nemmeno sapere il suo nome.

Però.. ...
continui: è sfogo, solo bisogno fisico.
Nient’altro.

Menti a te stesso.

E non te ne vai:
la sensazione di disprezzo e di vergogna,
disperazione, di rabbia ti fanno sentire vivo.

Pochi, brevi, secondi, 
la durata di un orgasmo incompleto,
ma la tua mente vaga senza pensieri, (in)soddisfatta.

Un attimo. Breve.
E l’amarezza che ti trascini con ogni uomo usato, 
da cui ti lasci usare,
è più grande, sempre più avvilente.
Uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione. Tutti lo sanno. Ciascuno di noi dà il proprio contributo.Harry Frankfurt, Stronzate, 2005


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