A suon di guardare telefilm e film passando dal trash (che adoro) alle produzioni di nicchia (ma non troppo, va bene fingere di avere cultura, ma il troppo storpia) sono diventato difficile: certo un episodio pilota o dei primi episodi possono farmi innamorare di un telefilm ma perché io le rimanga fedele fino alla conclusione ce ne vuole.
Per dirla tutta ad oggi ho seguito fino alla fine tre serie televisive: Scrubs (tra l'altro pessimo finale), The Hour, Buffy the vampire slayer (unica serie con due finali).
Quattro anni fa scoprii Sherlock, per puro caso (non sono un'amante di Doyle e non sono rimasto affascinato da questo investigatore nemmeno quando interpretato da quella faccia di schiaffi di Robert Downey Jr), su consiglio di un amico ben più critico di me riguardo a quello che passa in televisione o al cinema.
Ebbene è stato amore a prima vista.
Una sceneggiatura incalzante, due attori scelti in modo tale da essere complementari, dei comprimari non piatti ma recitati da ottimi caratteristi, i personaggi scolpiti in modo dettagliato, trovate di regia accattivante e una storia principale accennata negli episodi in modo elegante senza diventare soffocante o troppo effimera e, ciliegina sulla torta, per i ruoli di Moriarty e Irene Adler vengono scelti due attori che sono gli unici in grado di reggere il confronto con lo spumeggiante Cumberbatch. E non solo, la loro caratterizzazione è affascinante, specie La Donna, Irene Adler, è un personaggio femminile che dovrebbe fare scuola (è forte, è dominante, è femminile, è sensuale, è appassionata, è arguta e intelligente), e Moriarty è inquietante ma calamita su di sè l'attenzione e la sua follia è un contraltare a quella di Sherlock.
Insomma una serie televisiva come poche. E infatti vince subito un fandom (seguito) enorme e quasi inquietante (alla fine del terzo episodio hanno letteralmente mandato in overflow Tumblr per cinque minuti).
Ma... (oramai dovreste saperlo, a un certo punto infilo sempre un gigantesco ma.. ...)
Non sono un critico esperto questo va detto. Ma so mettere da parte il fanatico dentro di me e vedere quando un prodotto perde il suo quid iniziale. Sia chiaro che non intendo in alcun modo parlare del "salto dello squalo": per quanto di minor livello e tenore rispetto alle altre due la terza stagione di Sherlock rimane un prodotto di qualità difficile da trovare.
Andando al sodo direi che il primo passo è la storia principale: ammetto che mi sono sfuggiti gli accenni a Magnussen nella prima e seconda puntata (mentre nella prima stagione e nella seconda era palese chi era il reale antagonista), il secondo è l'argomento portante (ma messo in sottotesto) che nella prima stagione è il formarsi del rapporto tra due sociopatici (Watson è sociopatico: è dipendente dall'adrenalina e non riesce a reinserirsi in una vita normale dopo il congedo) e quanto questo rapporto li influenzi vicendevolmente. La seconda stagione? E' ovvio: Moriarty come specchio distorto di Sherlock (ovvero come sarebbe il detective se non avesse delle remore etiche).
Storia e sottotesto sono lo scheletro su cui poi si innestano altre componenti (l'incontro con La Donna ed il suo effetto su Sherlock, il tentativo di trovare una compagna di Watson, l'invidia e il rancore di Anderson e Donovan, il tutto gestito in modo così abile da Moffat e Gatiss da avere creato un mito di Sherlock paralllelo a quello già esistente, un fenomeno con una sua autonomia. Cosa non da tutti. Assolutamente.
In riassunto due stagioni di alta caratura. Cui (per impegni di Freeman e Cumberbatch) segue una pausa di due anni, intervallo che segue ad un finale da cardio palma: la presunta morte di Sherlock Holmes.
Moffat e Gatiss a questo punto dimostrano di essere anche abilissimi nel social marketing, nei mesi giocano con le attese dei fan, creano un'attesa sempre crescente, tengono il fandom concentrato, accennano, smentiscono, anticipano, ritrattano, giocano sulla passione delle fan per gli accenni omoerotici (sì, quegli accenni sono più a favore del pubblico femminile che di quello omosessuale, sorprendente vero?).
In questo modo si arriva alla terza stagione, alla prima puntata The empty hearse in cui i due scrittori prendono per i fondelli i seguaci dimostrando che le idee dei fan per quanto possano sembrare fighe una volta messe in atto sono semplicemente oscene, Si tolgono anche un sassolino dalla scarpa con quel "everybody critics" finale di Sherlock ad Anderson.
Ma guardando attentamente continua il social marketing: Moffat e Gatiss regalano ai fan alcuni contentini sapientemente scelti: i due baci di Sherlock che soddisfano sia le fan che avranno digitato migliaia di battute sulla coppia Sherlock/Molly che quelle che lo avranno fatto per la coppia Sherlock/Moriarty, ed infine (è qui il colpo di genio dei due autori) nello studio di Anderson tra i mille fogli appesi un disegno del Tardis. Risultato? Fan deliranti perché convinti che i due autori li leggano e li considerino in modo personale arrivando a leggere le loro teorie.
Fin qui quasi tutto bene, anche perché gli sceneggiatori intelligentemente non danno una spiegazione a come Sherlock sia sopravissuto alla caduta dal tetto dell'ospedale.
Eppure di Magnussen mi sfugge quando venga citato, il fandom mi viene in aiuto affermando che ad un certo punto durante una trasmissione televisiva in un posto dove erano Sherlock e Watson passa una notizia sulla commissione che dovrà parlare proprio del suddetto antagonista. (Va bene immettere una trama principale in modo non invadente e con delicatezza... ...)
Nella seconda puntata l'altro accenno è l'improvvisa infatuazione del nostro eroe per la procace mora, di nuovo mi era sfuggito (succede, ho un neurone che ama prendersi pause).
Nella terza puntata compare l'antagonista. Anche qua un colpo di classe la scelta dell'attore e la caratterizzazione, però il personaggio rimane in secondo piano, più che un antagonista sembra una sorta di accidente con lo scopo di permettere lo sviluppo del sottotesto (che sarebbe la crescita umana di Sherlock come suo handicapp? O la passione di Watson per persone pericolose [signora Hudson, davvero? La cannabis?]? Il ricomporsi del sodalizio fraterno tra i due investigatori nonostante il fingere la propria morte per due anni? Devo ancora capirlo il sottotesto) e della trama di Mary, oppure di permettere l'introduzione del mind palace (gran pezzo registico).
Ed infine il finale. Doppio cliffhanger: Sherlock che uccide per rispettare il suo voto (io direi più per accontentare le fan della coppia Sherlock/Watson) e il viso di Moriarty finale.
Fan service. Perché diciamocelo chiaro e tondo la puntata di mezzo era noiosa (davvero, ho sbadigliato, sbadigliato) con delle brillanti uscite umoristiche, e la risoluzione del caso priva di appeal, e ugualmente la terza puntata scorre lenta, ferraginosa, senza mordente, una bellissima confezione priva di qualsiasi contenuto.
Confezione. Fatta con una perizia e maestria ammirabili. Ma priva di altro contenuto che il fan service.
Quello che ho visto non è lo Sherlock delle prime due stagioni, ma semplicemente uno stallone vincente che viene sfruttato in qualsiasi modo possibile.
Tra la prima e la seconda stagione e quest'ultima e la terza non vedevo l'ora che la serie riprendesse perché attendevo le storie di Sherlock Holmes e non la risoluzione del cliff-hanger.
Perché dovrei attendere una quarta stagione? Dopo una stagione che è vuota? E che è fatta semplicemente
per sfruttare un successo mondiale? Una stagione riempita di fan service che solo i fanatici più estremi possono prendere per "considerazione e quasi interazione con noi" da parte degli scrittori e produttori?
No grazie. Una serie che per tenersi i fan in attesa della successiva stagione non fa affidamento sulla storia ma sulle ipotesi che i seguaci faranno per spiegarsi l'inattesa rivelazione finale per me è una serie che non seguirò.
Prevedo mesi e mesi di Moffat e Gattis che fanno social marketing (ma che trolling e trolling, questi due manipolano il fandom a loro piacimento) tittillando i pruriti del fandom.
A questo punto la mollo. Prima che mi venga la nausea ed elimini anche le prime due stagioni dal mio archivio.
Hollywood è un viaggio nella fogna in una barca col fondo trasparente.Wilson Mizner, in Alva Johnson, The Legendary Mizners, 1953