(forse un capodanno):
Finivano i favolosi settanta
iniziavano i ruggenti ottanta.
Nella mia memoria? Una strada buia,
una porta troppo sottile per essere sicura,
una mano che regge la mia mentre camminiamo
nell’oscurità di una notte tropicale.
Non so ripetere pensieri o emozioni di quella serata,
di quando mi fu fatto un dono:
una vita più fortunata.
(Così mi è stato detto)
Guardo indietro a quel giorno,
vedo due bambini più grandi di me:
un ragazzino ed una ragazzina,
curiosi di quel marmocchio che entra nella loro casa.
Vorrei sapere (forse no) cosa provai,
cosa sentii quando Lei
chiuse la porta dietro a sè.
Capire i suoi sentimenti
nel lasciarmi lì,lontano da lei,
dal suo alcolizzato marito,
dai due altri figli (fratelli che mai ho conosciuto),
nell’abbandonarmi.
Dubbi, desideri e paure che si mischiano
a ricordi lasciando solo confusione e domande.
(E la sensazione di fallimento,
di aver sbagliato nell’essere stato un embrione testardo
di essere cresciuto nove mesi di troppo
di aver desiderato vedere la luce).
Ricordo una serata tropicale,
una porta che si apre,
un peluche donato,
due sorrisi gentili,
e una porta che si chiude lasciando dietro
il passato (il frutto di un errore?)
un fardello troppo pesante,
l’ostacolo (il bersaglio?) per un marito violento.
Memorie. Che non vogliono morire,
si radicano mentre il futuro si dipana
davanti ai miei occhi.
Il ricordo della felicità non è più felicità; il ricordo del dolore è ancora dolore.George Gordon Byron, Marin Faliero doge di Venezia, 1821
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